Le regioni zoogeografiche

I biografi suddividono convenzionalmente la Terra in regioni zoogeografiche o ecozone, macroregioni che presentano specificità faunistiche e floristiche dovute a fattori geografici e ambientali. Esse sono delimitate da barriere geografiche come oceani, catene montuose o deserti. La suddivisione della Terra in regioni zoogeografiche si deve al geografo e naturalista britannico Alfred Russel Wallace, i cui studi sono stati ripresi in tempi recenti da Pielou e Udvardy. Il termine ecozona è stato coniato da J. Schultz.
Le farfalle popolano tutte le terre emerse e ogni specie occupa una precisa area geografica, detta areale. Le dimensioni di questi areali possono essere variabilissime: dai pochi chilometri quadrati di un rilievo montuoso all'intera superficie delle terre emerse. In quest'ultimo caso le specie vengono dette cosmopolite mentre quelle caratteristiche di una determinata zona sono chiamate endemiche. Questa diversità è in funzione di vari fattori ambientali: si può affermare che una specie si diffonde su un territorio finché non trova una barriera che ne impedisce l'espansione (oceani, montagne, ecc.). In realtà, barriere geografiche o ecologiche possono insorgere anche all'interno di un areale, creando così delle discontinuità che sono caratteristiche della maggior parte dei lepidotteri.
Oltre che da fattori ambientali e climatici l'areale di una specie dipende anche dalla sua capacità di colonizzazione. Le farfalle, essendo buoni volatori, sono in grado di disperdersi facilmente. L'eccezione è rappresentata, per esempio, da alcuni rappresentanti degli Psichidi, le cui femmine sono attere e perciò la dispersione della specie è affidata quasi esclusivamente alle larve. Anche l'uomo contribuisce spesso all'ampliamento dell'areale di una specie, attraverso il trasporto di farfalle o larve da un luogo all'altro del pianeta. In quest'ultimo caso, superati eventuali ostacoli contro la dispersione, la specie attraversa la critica fase della dispersione. Numerosi fattori intervengono in questo processo, sia legati alla specie (cambio della pianta nutrice, tolleranza climatica, variabilità genetica, ecc.) sia al nuovo ambiente (clima, vegetazione, predatori e parassiti, ecc.).
Regione paleartica. Si tratta della più vasta delle regioni zoogeografiche, comprendendo l'Europa, l'Africa a nord del Sahara e l'Asia centrosettentrionale. In quest'ultima area il confine meridionale è rappresentato dalla possente catena hymalaiana. Come si può ben comprendere dalla vastità di tale territorio, la paleartide presenta una notevole varietà di condizioni ambientali, partendo dalla macchia mediterranea o dalla foresta subtropicale giapponese-coreana fino alla tundra artico-siberiana. A questa eterogeneità ecologica corrisponde però una relativa povertà di specie dovuta alle sue vicissitudini climatiche. Durante il Pleistocene infatti le glaciazioni che durarono quasi ininterrottamente per circa mezzo milione di anni ed ebbero fine circa 10.000 anni fa, contribuirono all'estinzione o alle migrazioni delle specie di climi caldi. Non a caso numerose sono le specie adatte ai primi freddi che si rinvengono sui massicci montuosi di questa regione.
Le famiglie di Lepidotteri più importanti della regione paleartica per numero di specie e diffusione sono i Geometridi (3.000 specie) e i Nottuidi (2.000 specie), assieme ad alcuni gruppi di Microlepidotteri. Tra i Lepidotteri Ropaloceri più conosciuti troviamo i Pieridi Pieris napi, Anthocharis cardamines, i Ninfalidi Argynnis paphia, Apatura ilia, Limenitis camilla, Charaxes jasius, i Licenidi Lycaena phlaeas, i Satiridi Maniola jurtina e Hipparchia fagi, e i Papilionidi Papilio machaon e Iphiclides podalirius.
Regione neartica. Comprende l'America settentrionale e la parte del Messico a nord del 20° parallelo. La sua fauna mostra una stretta affinità con quella della paleartide. Tale somiglianza è estesa anche alle vicende climatiche: anche la neartide ha infatti vissuto le glaciazioni pleistoceniche. Molti scienziati, interpretando i molti legami esistenti tra le faune del Nordamerica, dell'Europa e dell'Asia settentrionale come segni di interscambi faunistici (forse interrotti da millenni), individuano un'unica entità territoriale, chiamata regione olartica, comprendente tutte queste regioni boreali. Tra i generi olartici di Ropaloceri ricordiamo Colias, Erebia, Clossiana, Boloria, Parnassius. Esaminando nel dettaglio la fauna nordamericana, si vede come le specie ad affinità eurasiatica diminuiscano progressivamente procedendo da nord a sud. Questo è dovuto sia a fattori climatici sia a un maggiore scambio faunistico con la vicina regione neotropicale. In Florida, ad esempio, circa l'80% delle specie di Lepidotteri Ropaloceri è raggruppato in generi neartici e neotropicali. Ricordiamo tra questi ultimi i Papilionidi Papilio aristodemus e Graphium marcellus e i Ninfalidi Danaus plexippus ed Heliconius erato. Tra i Saturnidi possiamo invece trovare i più noti endemismi neartici: Actias luna, Callosamia promethea, Automeris io, ecc. La regione californiana, in particolare, si può definire una delle zone con il maggior numero di endemismi dell'intero continente nordamericano. Questo può essere spiegato con la presenza di barriere che hanno impedito scambi genetici con le vicine popolazioni. Ricordiamo infatti le Montagne Rocciose, i deserti dell'Arizona e Nuovo Messico e il Golfo di California.
Regione paleotropicale. Comprende il confine africano a sud del Sahara e la parte meridionale della penisola Arabica. Il Madagascar, con i vicini arcipelaghi delle Comore, Mascarene e Seicelle, per la sua fauna ricchissima di endemismi, viene considerato da alcuni autori una regione a se stante (regione malgascia), da altri come una sottoregione. Basti ricordare che su circa 300 specie di Ropaloceri conosciuti ben 230 sono endemiche. Esaminando i tipi di vegetazione dell'intera regione paleotropicale, si può dire che foresta pluviale, savana e prateria siano i più diffusi, sebbene in maniera alquanto discontinua. La foresta pluviale tropicale è senza dubbio uno degli ambienti più interessanti per i Lepidotteri. La sua frammentazione, dovuta all'alternanza in epoche storiche di periodi pluviali e interpluviali, ha provocato la formazione di numerose specie che sono oggi endemiche della foresta pluviale. Le aree geografiche più ricche di specie, prendendo in esame i Ropaloceri, sono il Camerun (1.150), lo Zaire (1.000), la Costa d'Avorio (750) mentre notevolmente impoverito è il Sud Africa (200). I Licenidi, con circa 1.100 specie, sono i più rappresentati mentre scarsamente lo sono i Satiridi, Riodinidi e Libiteidi. Le affinità maggiori sono con la regione indomalese, particolarmente a livello di Ropaloceri: ricordiamo i generi Melenitis, Acraea, Kallima, Charaxes, Neptis, ecc.
Regione neotropicale. Questa regione è molto più ricca di specie della precedente. Essa comprende l'America centromeridionale, le Antille e le Galapagos. La diversificazione della fauna all'interno di questo territorio è notevolissima, data la sua complessità climatica e topografica. Il margine occidentale è infatti percorso dalla catena andina, con cime che superano i 6.000 metri, mentre il rimanente è costituito da deserti, steppe, altopiani tropicali ed estese foreste pluviali. Esistono alcune affinità con la regione paleotropicale, particolarmente evidenti nei Ninfalidi. Questo, secondo alcuni autori, potrebbe derivare dal fatto che, sino al Cretaceo, America meridionale e Africa erano uniti, con conseguente scambio faunistico. Tra le famiglie più tipicamente tropicali sono da citare i Morfidi, veri gioielli volanti della foresta pluviale; tra i Ninfalidi ricordiamo il genere Agrias, i cui individui sono caratterizzati da un'enorme varietà di colori al punto da ingannare gli entomologi del passato, con la creazione di numerose specie. I Brassolidi comprendono le famose Caligo, note per i segnali di avvertimento a occhio di civetta presenti sul rovescio delle ali posteriori.
Regione indomalese. E' quella che presenta più caratteristiche tropicali. Essa comprende tutta l'India e l'Indonesia con il limite sudorientale formato dalle isole della Sonda. Abbonda la foresta tropicale, per quanto un tempo più estesa, mentre solo nella parte occidentale dell'India perninsulare sono presenti delle zone aride. Particolarmente interessante è il popolamento delle isole della Sonda (Sumatra, Giava, Borneo, ecc.) dove l'innalzamento e l'abbassamento del livello del mare durante le ere geologiche ha provocato numerose separazioni e ricongiungimenti delle isole. Questo ha favorito la formazione di numerose sottospecie, specie o gruppi di specie molto vicine tra di loro. Ricordiamo nei Licenidi i generi Poritia, Allotinus e nei Ninfalidi Amathusia e Tanaecia.
Regione australiana. E' in parte tropicale e in parte temperata. Essa comprende Australia, Tasmania, Nuova Guinea, Nuova Zelanda e le isole minori. L'Australia e la Nuova Guinea sono le aree con la lepidotterofauna più ricca. La Nuova Guinea è totalmente tropicale assieme alla fascia settentrionale e orientale dell'Australia, mentre a sud vi sono estese foreste temperate. I Lepidotteri della foresta pluviale sono in gran parte di provenienza indomalese e molto più interessante è invece la fauna delle aree legate a Eucalyptus e Acacia. A questi due gruppi vegetali sono legati numerosissimi lepidotteri tra cui ricordiamo le 2.500 specie di Ecoforidi seguiti da Tortricidi, Epialidi, ecc.

Bibliografia:
- "Farfalle", Orsa Maggiore Editrice, prima edizione aprile 1990
- Foto e immagini tratte da L'Arca di Noè e dal web