I Lepidotteri: introduzione allo studio

Un gioco di forme e colori: i Lepidotteri
Sono in molti a considerare le farfalle, nella classe degli insetti, i più conosciuti e belli, in virtù delle loro forme e colori straordinari. Le farfalle appartengono all'ordine dei Lepidotteri, che conta circa 165.000 specie e deve il suo nome all'unione di due vocaboli greci (lepis, "squama" e pteron, "ala") che significa "dalle ali coperte di squame". Del resto, proprio il possesso di ali membranose ricoperte di minuscole scagliette di forma piatta, ad esclusione di talune specie dove figurano femmine attere, è un requisito necessario e sufficiente per il riconoscimento di un lepidottero.
Come per gli altri rappresentanti della classe degli insetti, anche i Lepidotteri si caratterizzano per il possesso di sei paia di zampe articolate e per la netta separazione del corpo in capo, torace e addome. Di seguito forniremo le caratteristiche generali del corpo di un lepidottero.
Il capo. I Lepidotteri presentano un capo ipognato (il capo è verticale ei pezzi boccali sono situati in basso), solitamente ben separato dal torace, sul quale spicca un paio di occhi composti quasi sempre ben sviluppati e a volte due occhi semplici, chiamati ocelli. Sul capo sono inoltre presenti due antenne multiarticolate e di varia lunghezza, a volte a forma di clava, altre volte a forma di pettine, oppure ancora bipettinate, filiformi o variamente ramificate. Le differenti configurazioni rivelano a volte il dimorfismo sessuale, fenomeno per cui i due sessi hanno differenze legate alla forma, al colore o alle dimensioni.
L'apparato boccale. Questo apparato raggiunge in quasi tutte le famiglie dell'ordine una complessità caratteristica. Esso è solitamente di tipo succhiatore; in certi casi è perforante, per permettere all'insetto di raggiungere l'alimento senza difficoltà.
L'apparato boccale dei Lepidotteri deriva da quello masticatore, e presenta mandibole generalmente rudimentali, mentre parti delle prime mascelle (le "galee") si allungano per formare, lungo la faccia ventrale, una sorta di tubo, chiamata proboscide. Talvolta questo organo assume lunghezze considerevoli e viene avvolto a spirale sotto il capo dell'insetto; in questo caso esso prende il nome di spirotromba. L'avvolgimento è permesso da una serie di semianelli sclerificati, alternati a tratti membranosi. Questo complesso dipende dal lavoro di numerosi e brevi muscoli che attraverso movimenti di contrazione ne permettono l'avvolgimento, mentre l'estensione dipende probabilmente dall'aumento della pressione del liquido circolante nei vasi della spirotromba, spintovi dalla contrazione di appositi muscoli.
La nutrizione avviene attraverso la spirotromba, che permette ai lepidotteri di aspirare il nutrimento attraverso una pompa derivata dalla modificazione della faringe. Per aspirare il nettare, la farfalla estroflette la proboscide e la introduce nella corolla del fiore o nell'alimento liquido, come quello rappresentato dai frutti fermentati.
Il torace. Il torace è composto da tre segmenti, ai quali sono collegati le due paia di ali e le tre paia di zampe. Queste ultime sono solitamente gracili e non adatte ad una vera e propria deambulazione. A volte, poi, si modifcano fino a scomparire del tutto, come nei rappresentanti della famiglia Nymphalidae, che presentano, come vedremo, il primo paio di zampe atrofizzato.
L'addome. L'addome è costituito da dieci segmenti o uriti, a volte non riconoscibili per via della trasformazione che hanno subito in certe specie in rapporto allo sviluppo dell'apparato genitale esterno. Nell'addome è possibile individuare un parte dorsale, detta tergite, e una ventrale, chiamata sternite, separate da aree laterali membranose. Il segmento anale è privo di cerci. L'apparato genitale femminile può presentare un unico sbocco o due, nel secondo caso si nota un'ulteriore sbocco nel 7° o 8° urosternite utilizzato per la copula.
Sensi dei Lepidotteri: la vista. Gli studi finalizzati a mettere in luce le caratteristiche fisiologiche, anatomiche e comportamentali del Lepidotteri hanno portato a risultati interessanti. Le prime teorie sulle modalità con cui si attua la visione negli insetti, poi risultate estendibili anche a Lepidotteri, furono elaborate da Exner e Muller alla fine dell'800.
L'occhio composto dei Lepidotteri è formato dalla giustapposizione di numerose unità fondamentali, gli ommatidi. Ciascun ommatidio è formato da una corneola, da un cono cristallino, da una parte sensibile o retinula e da alcune cellule accessorie, chiamate pigmentarie. Negli Eteroceri in generale tra le cellule pigmentarie e il cono cristallino si inserisce uno strato particolarmente riflettente, chiamato tappeto. Questa struttura, formata da trachee piene d'aria, è responsabile della vistosa iridescenza degli occhi.
Nei Lepidotteri è possibile riscontrare due diversi sistemi di visione:
- Per apposizione, come avviene per molte specie diurne e ottime volatrici, in cui ogni singolo ommatidio è isolato da quelli vicini grazie alle cellule pigmentarie e quindi riceve solo i raggi luminosi che possono attraversare la propria corneola. In questo caso la figura che si ottiene è data dall'insieme di tanti punti quanti sono gli ommatidi;
- Per sovrapposizione, come avviene nelle falene, in cui gli ommatidi non sono otticamente isolati gli uni dagli altri, perciò la parte sensibile dell'occhio composto riceve contemporaneamente i raggi luminosi penetrati in un gruppo di ommatidi contigui. In questo caso la figura che si ottiene è il risultato di immagini sovrapposte ed è anche più luminosa.

Bigliografia:
- P. Passerin d'Entrèves e Mario Zunino, "La vita segreta degli Insetti", Istituto geografico De Agostini (Novara), 1975.
- Foto: Foto a colori con licenide http://www.insetti.org/ordini/lepidotteri.php
- Foto: dettaglio del capo: http://www.listolade.it/lepidotteri.htm